INTERVISTA ALL’EX FARFALLA ANNA BASTA: “BISOGNA PROGREDIRE, ASCOLTARSI, BUTTARSI.” 

Anna Basta è un’ex ginnasta italiana di ventun’anni. Vincitrice della medaglia d’oro a Sofia a soli diciassette anni, nel 2016 è entrata a far parte della Nazionale senior delle Farfalle e fino al 2020 ha fatto parte della Nazionale di ginnastica ritmica dell’Italia.

Dopo aver dovuto affrontare difficoltà personali, ha ripreso in mano la sua vita e ha realizzato l’importanza dell’amore e dell’accettazione di sé stessi.

A che età e perché – se c’è un motivo in particolare – hai iniziato a praticare la ginnastica ritmica?
“Ho iniziato a quattro anni, per puro caso. I miei genitori mi avevano iscritto a nuoto ma non mi è mai piaciuto, così mi hanno iscritto a una lezione di prova a Bologna e mi è subito piaciuto avendo anche visto le esibizioni dell’agonismo.”
Com’è stato il tuo rapporto con la ginnastica ritmica? Ci sono esperienze che porti nel cuore? In cosa ti hanno arricchita e in cosa ti hanno limitata?
“Sicuramente la ritmica insegna tanto a crescere, a responsabilizzarsi in fretta, a conoscersi, a capire i propri bisogni – dal momento che si fanno molte esperienze fuori casa sin da piccoli, lontani dalla famiglia. A livello di privazioni, bisogna fare molti sacrifici rispetto ai propri coetanei: declinare alcune feste, uscite proprio perché la vita è incentrata sullo sport. Possono perdersi molte tappe dell’adolescenza, purtroppo. Nello stesso tempo, tuttavia, ti dona anche tanto: si impara a fare gruppo, ad affrontare molte situazioni di vita che i giovani non hanno ancora la possibilità di sperimentare; a gestire le delusioni, le sconfitte, ad accettare gli sbagli e a reagire.”
Quali sono le caratteristiche necessarie per la ginnastica ritmica?
“Secondo me non ci sono target: chiunque può iniziare questo sport. È importante, ovviamente, la determinazione per raggiungere grandi traguardi. La mente svolge un ruolo importante. Bisogna imparare a rimanere concentrati, avere un corpo sano, tanta passione e voglia di lavorare. Lo sport deve essere aperto a tutti, certo c’è chi è più portato, chi è meno portato, chi ha il fisico più adatto, chi ha il fisico meno adatto. Nel momento in cui una persona decide di fare sport per sé stesso, però, può fare qualsiasi cosa perché ci sono vari livelli per tutto.”
Cosa ti ha spinta ad abbandonare la Nazionale, le “farfalle” che sono state il tuo punto di riferimento anche nel periodo del lockdown?
“Io ho smesso per motivi personali, ho sofferto di disturbi alimentari stando in Nazionale, ho avuto un brutto rapporto con il mio fisico e da lì sono iniziate tutte le mie insicurezze, le mie ansie, gli attacchi di panico per anni, le paure. Non ero più io. Ero in una situazione abbastanza grave, perciò ho capito che la mia strada si era conclusa. Dovevo andare oltre.”
Quale consiglio daresti agli adolescenti che vogliono iniziare la ginnastica ritmica e devono superare delle difficoltà, riscontrabili in qualsiasi altro ambito di vita?
“Prendere una scelta nella vita non è mai facile perché occorre considerare tante variabili, oggettive e soggettive: come ognuno di noi potrebbe reagire a determinate situazioni o a quello che potrebbero pensare gli altri, dai quali non dobbiamo lasciarci condizionare. Dobbiamo sapere se siamo in grado di sopportare certe situazioni. Il consiglio più grande che posso dare è quello di ascoltare la voce che si cela dentro ciascuno di noi perché anche se dovessimo sbagliare sarebbe una nostra scelta. Non dobbiamo dare credito agli altri. Oltretutto, nella vita bisogna sempre un po’ rischiare, altrimenti rimarremmo sempre fermi, non andremmo avanti. Bisogna progredire, ascoltarsi, buttarsi.
Nella mia esperienza personale mi sono affidata ai miei genitori che mi hanno sempre ascoltata e sostenuta. È importante trovare una persona che sia un punto di riferimento.”
Se potessi tornare indietro cambieresti qualcosa nelle scelte prese?
“È importante fare le proprie scelte ascoltando sé stessi ma ci ho messo un po’ di tempo per capirlo. Capire, quindi, che la scelta è sempre la mia.”
Hai progetti futuri?
“Ho dei progetti: mi piace molto allenare, adesso studio all’università un corso che si chiama “Sport e management”. Ho tanti piccoli progetti che non hanno ancora preso forma, dunque mi piace aspettare per dirli.”

Un grande abbraccio e in bocca al lupo per il futuro.